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Leadership fuori dall’aula: imprenditori e manager si allenano sul green del Golf Club Bologna

Cosa accomuna un imprenditore che deve prendere una decisione strategica e un golfista che si prepara a colpire la pallina? Più di quanto si possa immaginare.

Entrambi devono scegliere una direzione, valutare il contesto, gestire la pressione e assumersi la responsabilità delle proprie decisioni. Perché sul campo da golf, come in azienda, ogni decisione richiede visione, responsabilità e capacità di adattamento. Non esistono scorciatoie. E spesso il vero avversario non è chi ci sta accanto, ma noi stessi.

È da questa consapevolezza che è nata la Leadership & Golf Experience, l’Outdoor Experience organizzata da Profexa Consulting in collaborazione con il Golf Club Bologna, che il 16 giugno ha riunito imprenditori, manager e professionisti, nello splendido contesto del Golf Club, in un pomeriggio dedicato alla leadership e al golf.

L’iniziativa nasce da una convinzione che accompagna da sempre il lavoro di Profexa: la leadership non si sviluppa soltanto nelle aule formative, ma attraverso un allenamento continuo che coinvolge la persona nella sua interezza. Da oltre ventisette anni, Profexa affianca imprese, imprenditori e manager nello sviluppo delle persone e delle organizzazioni, con la convinzione che la valorizzazione del capitale umano non sia soltanto un fattore di crescita individuale, ma una leva strategica per migliorare le relazioni interne, rafforzare le organizzazioni e incrementarne la redditività. Una visione che trova fondamento nella Metodologia Tridimensionale Profexa, alla base dei percorsi di formazione, coaching e sviluppo organizzativo, che integra tre dimensioni fondamentali della persona: quella intellettiva (capire), quella emotiva (sentire) e quella attitudinale (agire).

Ad aprire il pomeriggio sono stati Raffaele Ferragina, General Manager di Profexa Consulting, e Fabio Ceroni, Presidente del Golf Club Bologna, che hanno accolto i partecipanti sottolineando il valore di una collaborazione nata dalla volontà condivisa di promuovere cultura manageriale, crescita personale, sviluppo delle competenze e diffondere la cultura del golf come strumento di apprendimento, relazione e benessere.

Gigi Maifredi: il leader è chi riesce a farsi seguire

Tra i momenti più significativi della giornata l’intervento di uno degli ospiti d’onore, Luigi “Gigi” Maifredi, protagonista di una delle stagioni più innovative del calcio italiano.

Attraverso episodi vissuti sul campo e riflessioni maturate in anni di carriera, Maifredi ha riportato la leadership alla sua dimensione più concreta: la capacità di creare relazioni e farsi seguire dalle persone.

«Se hai credibilità, empatia e serietà, puoi creare un buon gruppo.»

Con queste parole ha sintetizzato la propria idea di leadership, fondata sulla fiducia più che sull’autorità. Una visione che porta a distinguere chiaramente il talento dalla leadership: le persone più competenti non sono necessariamente quelle che riescono a guidare gli altri e a valorizzarne il potenziale.

In questo processo assumono un ruolo importante anche i cosiddetti driver positivi, figure che, pur senza incarichi gerarchici formali, esercitano un’influenza significativa sul gruppo, alimentando motivazione, fiducia e senso di appartenenza. Una presenza spesso decisiva per creare coesione e favorire la crescita collettiva.

Il golf e la solitudine delle decisioni

Se Maifredi ha raccontato la leadership come capacità di coinvolgere e valorizzare le persone, Massimo Barbin, già Direttore della sede territoriale di Rovigo di Confindustria Veneto Est, imprenditore e appassionato golfista, ne ha esplorato una dimensione altrettanto centrale: la responsabilità delle decisioni. Attraverso la metafora del golf, Barbin ha proposto una riflessione sulla condizione dell’imprenditore, una figura che spesso si trova a prendere decisioni difficili senza poter delegare ad altri la responsabilità delle conseguenze.

Una realtà che lo rende, per molti aspetti, un vero e proprio protagonista del cambiamento economico e sociale, chiamato ogni giorno a scegliere una direzione, assumersi dei rischi e creare valore per persone, famiglie e territori.

Il golf, ha spiegato, è probabilmente uno degli sport che più assomigliano alla vita imprenditoriale. Sul campo nessuno può colpire la pallina al posto nostro. Ogni scelta richiede di osservare il contesto, valutare gli ostacoli, decidere la strategia e accettare il rischio del risultato. Allo stesso modo, nell’impresa, non esistono percorsi identici né soluzioni valide per ogni situazione: ciò che conta è la capacità di leggere la realtà e adattarsi ai cambiamenti.

Da qui nasce una concezione della leadership fondata più sul metodo che sul carisma. Come ogni buca richiede un approccio diverso, così ogni fase della vita aziendale impone decisioni differenti. Il leader è chiamato a definire obiettivi chiari, mantenere la rotta, conoscere i propri numeri e sviluppare una piena consapevolezza economica: non basta crescere, bisogna capire come si crea valore, distinguendo tra fatturato e marginalità e mantere il controllo sulla gestione.

In questo senso, Barbin richiama anche il tema del ritmo. Non è la velocità a determinare il successo, ma la capacità di crescere in modo equilibrato e sostenibile. Accelerare senza una struttura solida può mettere a rischio l’intera organizzazione. Il leader deve quindi saper dosare tempi e decisioni, evitando che l’ambizione superi la capacità reale dell’impresa di reggere la crescita.

Particolare attenzione è stata dedicata alla gestione dell’errore. Nel golf sbagliare è inevitabile; ciò che distingue i giocatori migliori non è l’assenza di errori, ma la capacità di recuperare rapidamente e proseguire il percorso senza perdere lucidità. Non solo: la capacità di affrontare e risolvere situazioni difficili diventa una vera e propria competenza, che si costruisce nel tempo. Lo stesso accade nelle organizzazioni, dove la leadership si misura nella capacità di affrontare gli imprevisti, apprendere dall’esperienza e continuare a generare valore anche nei momenti più complessi.

A sostenere tutto questo c’è un elemento trasversale ma fondamentale: la passione. È ciò che consente all’imprenditore di reggere la complessità, la fatica e l’incertezza nel tempo, mantenendo energia e motivazione anche nelle fasi più difficili.

Barbin ha inoltre richiamato il valore dell’etica e della visione di lungo periodo. L’etica non è un principio astratto, ma un vero asset organizzativo: è ciò che costruisce fiducia e reputazione, rendendo possibile affrontare anche le crisi con il supporto di collaboratori, partner e istituzioni. La visione di lungo periodo, invece, permette di non lasciarsi condizionare esclusivamente dai risultati immediati. Come nel golf conta arrivare alla diciottesima buca e non soltanto realizzare un buon colpo, anche nell’impresa il successo si misura nella capacità di costruire nel tempo solidità e crescita sostenibile.

Ne emerge una leadership fatta di consapevolezza, responsabilità, adattamento, disciplina e integrità. Una leadership che, proprio come una partita a golf, si gioca colpo dopo colpo, decisione dopo decisione, con l’obiettivo non solo di ottenere risultati, ma di farli durare nel tempo. A sostenere tutto questo c’è un elemento trasversale ma fondamentale: la passione. Barbin la descrive come ciò che rende possibile affrontare nel tempo la complessità dell’impresa, proprio come nel golf si accettano fatica, errori e continuità di impegno. Senza passione, né il golf né l’attività imprenditoriale sono sostenibili: è ciò che mantiene alta l’energia, alimenta la motivazione e permette al leader di restare focalizzato anche nelle fasi più difficili.

La Leadership sul campo da golf

Le riflessioni dei relatori hanno trovato ulteriore spazio di approfondimento nel confronto guidato da Adolfo Gatti, trainer Profexa specializzato in leadership e sviluppo organizzativo, e Giacomo Fortini, maestro del Golf Club Bologna.

Il dialogo ha portato i partecipanti a riconoscere quanto le dinamiche del golf siano vicine alla realtà quotidiana di imprenditori e manager. Nel gioco, come in azienda, ogni scelta ha senso solo se è chiara la direzione: senza una meta condivisa, anche le migliori energie rischiano di disperdersi.

Da qui il confronto si è spostato sulla gestione delle persone. Ogni organizzazione cresce nella misura in cui riesce a riconoscere e valorizzare competenze, attitudini e unicità di chi ne fa parte. Per questo la selezione diventa un passaggio decisivo: non solo per inserire nuove risorse, ma per costruire team solidi, coerenti con gli obiettivi e capaci di sostenere la crescita nel tempo.

Al centro è rimasta una visione della leadership lontana dall’esercizio dell’autorità e vicina alla capacità di creare fiducia, coesione e appartenenza. Guidare un’organizzazione significa saper leggere le persone, valorizzarne le differenze e creare le condizioni affinché ciascuno possa esprimere il meglio di sé.

Proprio come nel golf, dove ogni percorso è diverso e ogni colpo richiede attenzione, anche nelle organizzazioni non esistono soluzioni standard: serve adattamento, capacità di lettura del contesto e una direzione verso cui orientare persone, decisioni e risultati.

La parte finale della giornata ha portato tutti sul campo.

Guidati dal maestro di golf Giacomo Fortini, imprenditori e manager si sono cimentati in prove di golf e minigolf che hanno richiesto concentrazione, controllo emotivo, gestione dell’errore e capacità decisionale.

È stato in quel momento che molte delle riflessioni emerse durante il pomeriggio hanno assunto una forma concreta. Un colpo sbagliato. La necessità di ricominciare. L’impulso di forzare. La difficoltà di mantenere la calma. La soddisfazione di raggiungere l’obiettivo dopo diversi tentativi.

Situazioni semplici, ma capaci di restituire in pochi minuti alcune delle dinamiche che ogni giorno caratterizzano la vita di chi guida persone e organizzazioni.

Oltre il networking

La giornata si è conclusa con un aperitivo di networking, ma il valore più profondo dell’iniziativa è emerso dal confronto finale tra i partecipanti.

La prima eredità riguarda il senso di appartenenza. Persone provenienti da aziende, settori ed esperienze differenti hanno vissuto la sensazione di essere parte di un unico gruppo, costruendo in poche ore relazioni e nuove connessioni professionali.

La seconda riguarda l’entusiasmo generato dall’esperienza condivisa. L’incontro tra natura, sport, apprendimento e confronto ha prodotto coinvolgimento, energia positiva e partecipazione, elementi che molti hanno riconosciuto come fondamentali anche all’interno delle organizzazioni.

La terza riguarda il valore della concentrazione e della visione. Il golf si è rivelato una metafora particolarmente efficace del lavoro manageriale: per colpire la pallina è necessario mantenere lo sguardo sul punto giusto. Basta una minima distrazione per compromettere il risultato. Allo stesso modo, nelle organizzazioni, mantenere il focus su vision, mission e obiettivi rappresenta una condizione essenziale per generare risultati duraturi.

In definitiva, la Leadership & Golf Experience ha ricordato a tutti i partecipanti che i risultati migliori nascono quando le persone si sentono parte di un progetto comune, condividono entusiasmo e mantengono una direzione chiara. Ma ha anche evidenziato un’altra verità: prima di guidare gli altri, ogni leader è chiamato a guidare sé stesso.

È questa la sfida che accomuna il golf, l’imprenditorialità e la leadership.

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